Matrilineare
Simona Calisti presents “Matrilineare” an exhibition by the Hysterical Women, curated by Sara Pergola.
Showing: Alexandra Unger, Anna Lewenhaupt, Marcela Iriarte, Maya Berthou. Guest Artist: Maria Carmela Milano
Spazio Calisti is a stunning underground space from the Etruscan times with arched-shaped ceilings and made of peach-coloured rocks.
Matrilineality is a system in which lineage is traced through the mother and maternal ancestors, also called uterine ancestry.
Matrilineare
21/03/10-31/03/10 – Inaugurazione Sabato 20 Marzo 2010 – 18-20
Il gruppo d’artiste londinese Hysterical Women presentera’ la mostra “Matrilineare,” nello Spazio Calisti di Perugia il 20 Marzo 2010. Su invito di Simona Calisti, Hysterical Women, fondato a Londra nel 2008, seleziona e produce lavori ad hoc’ per l’occasione sfruttando al meglio le potenzialita’ di un sito cosi’ carico di storia ed emozioni. Si tratta in effetti di uno spazio sotterraneo etrusco con meravigliose arcate e rocce color pesca. Alexandra Unger, Anna Lewenhaupt, Marcela Iriarte e Maya Berthou invitano l’ospite artista Maria Carmela Milano a collaborare con loro.
“Matrilineare” e’ la discendenza trasmessa da madre in figlia fino al puro femminino ancestrale, detto anche ancestro uterino. E’ proprio questa continuita’ ad essere indagata dalle artiste di Hysterical Women, al fine di enunciare la condizione della donna d’oggi evidenziando pregiudizi antichi e contemporanei sul sesso “debole.”
Le artiste combinano le loro esperienze internazionali per mostrare i loro punti di vista del tutto femminili sui rituali privati e sulle preoccupazioni delle donne, attraverso la loro pratica artistica.
Lo stesso nome del gruppo, Hysterical Women, fa riferimento ironicamente ad una “falsa malattia” legata alla sessualita’ femminile, evidenziando idee e pregiudizi radicati in una societa’ costruita da uomini.
I sintomi attribuiti alla patologia erano vari e disparati: svenimento, nevrosi, inappetenza, insonnia, retenzione idrica, spasmi, paralisi, afasia, doppia personalita’ etc. Tanto che nel XVIII secolo, agli albori della psichiatria dinamica, l’isteria era considerata la malattia piu’ diffusa tra le donne soprattutto di mezza eta’ insoddisfatte della loro vita sessuale. Le pazienti dell’ospedale Salpetriere di Parigi brutalmente “curate” da Charcot e Anna O. trattata prima da Breuer e poi Freud sono infatti, il simbolo di una catena di errori rinforzati dalle conclusioni affrettate e forzate dai loro sostenitori, vittime di diagnosi sbagliate e di cure inappropriate.
“Matrilineare” e’quel filo conduttore che svela la realta’ femminile offuscata, modificata da una storia scritta da uomini, una discendenza genetica che potrebbe essere rintracciata, attraverso il mitochondrial DNA, trasmesso solo di madre in figlio/a – sino quel primo ancestro uterino.
Le opere delle artiste aprono degli spiragli sul essere “donna”, ponendo al centro il loro ego, non come essere “relativo” ad una prospettiva che “di norma” e’ maschile.
L’elemento femminile e’ sempre stato considerato come appartenente alla categoria dell’autre come dice Simone de Beauvoir. Nella maggioranza delle antiche mitologie e nelle culture primitive si trova l’espressione di una dualita’ dell’essere e dell’altro: Varuna-Mitra, Urano-Zeus, Sole-Luna, Giorno-Notte.
Le artiste trascendono questa dualita’ esprimendosi come “intero”, corpo e mente, angeliche e carnali, madri e puttane.
Alexandra Unger punta il suo sguardo sulla relazione donna-utero e sull’immaginario relativo alla sessualita’ femminile. Con Leda’s reproductive system, l’artista indaga anche la possibilita’ di una riproduzione e una continuita’ della specie solo al femminile.
Anna Lewenhaupt esplora attraverso i suoi lavori il mondo interno, il regno dell’inconscio. L’artista in Icon, lascia parlare l’Es, dando spazio a quegli elementi irrazionali presenti nel quotidiano e che ci legano anche al passato, come in The Doll Installation, attraverso il filtro della memoria.
Marcela Iriarte con la tecnica del collage reinterpreta e ridispone film, poster, fotografie, alla scoperta di un meccanismo culturale. L’artista prende in esame l’uso del velo di i personaggi femminili nei film Arabi, interrogandosi sulle ragioni (oltre quelle religiose) per le quali si rispetta e si tramanda questo costume, chiedendosi quale mistero sia nascosto dietro il velo.
Maria Carmela Milano proporra’ un installazione che esplora lo stretto legame fra le donne della famiglia attraverso la tecnica della tessitura, un tecnica usata per tenere stretti i legami familiari e sociali, per raccontarsi storie e tramandarsi un sapere al femminile. Ricco di colori vivi la lana crea una ragnatela di legami matri-lineari.
Maya Berthou usera’ il suo clown, carattere creato ed esplorato dall’artista in piu’ occasioni, e le fara’ “abitare” il bagno, il posto piu’ intimo della casa. Il bagno rappresenta il retroscena per eccellenza dove i rituali privati hanno luogo. Attraverso la tecnica del cucito su tela, il clown si lavera’ la faccia mostrando il suo volto di donna.
Sara Pergola
Curatore














